La Sincronizzazione Ritmica

Il Tempismo Ritmico

 

La Sincronizzazione Ritmica

Come testimoniato da Platone (Philebus 18-b, c, d), gli antichi Egizi identificavano tre elementi che costituiscono un flusso ordinato di suono (tono regolare, rumore e silenzio). Queste tre categorie ci consentono di identificare la durata di ogni suono, così come il tempo di riposo (silenzio) tra suoni consecutivi.

La musica, come il linguaggio, si legge come un sistema, non in singole unità; leggiamo cioè le parole, non le lettere. Comprendere la musica/le parole/le frasi dipende dalla sensazione e dalla memoria; perché non dobbiamo solo sentire i suoni nell’istante in cui lo strumento li emana, ma dobbiamo ricordare quelli suonati in precedenza, per poterli confrontare. L’elemento temporale coinvolto nella separazione dei toni consecutivi è il fattore organizzativo dell’ascolto, del sentimento e della comprensione dell’intenzione espressa dalla musica o dalle parole/frasi pronunciate.

L’effetto emotivo della musica dipende in gran parte dal tipo di ritmo utilizzato. Ritmo significa flusso: un movimento la cui intensità aumenta e diminuisce. Il flusso del ritmo assume molte forme nella musica. Gran parte della sfumatura e della personalità della musica derivano dal suo ritmo. Questo può essere il contrasto tra impulsi forti e deboli, valori di note lunghe e corte, toni alti e bassi, lenti o veloci, uniformi o irregolari, con accenti frequenti oppure occasionali. Le combinazioni di questi elementi conferiscono un carattere al ritmo.

Era/è veramente essenziale mantenere un ritmo specifico, visto che la stretta unione di poesia e musica tra gli antichi Egizi e i Baladi sembra essere stata quasi inseparabile. Pertanto, qualsiasi deviazione dal tempo o ritmo indicato non solo altera la bellezza della poesia, ma a volte anche il significato delle parole di cui è composta. Un cambio nella pronuncia di una vocale produce un suono diverso – una vocale diversa – e quindi un’altra parola.

In musica, battere il tempo è alquanto importante, perché se un musicista (non un percussionista) non lo rispetta, la musica non quadra, e l’orecchio tende a smettere di ascoltare e a distrarsi. Il battito è una pulsazione costante. Agisce come un righello con cui possiamo misurare la durata di una nota e il tempo che intercorre tra le note. Si poteva battere il tempo nei seguenti modi:

1. I musicisti imparano a tenere il tempo in silenzio con l’aiuto di sillabe onomatopeiche. La corrispondenza tra sillabe e note musicali rende molto naturale questo metodo di mantenimento del tempo. Cantare per/con la musica segue lo stesso schema, e si può effettuare in due modi: 1) usando certe sillabe per la durata della nota e/o per il tempo tra le note; 2) attraverso una ricorrenza uniforme o alternata di numeri, contando tra sé e sé.

Di solito vengono usati due tipi di sillabe: brevi e lunghe (cioè una vocale lunga/più lunga, con un rapporto di 2:1). Questi due elementi di base sono usati in diverse varianti per metriche variabili (la sequenza di battute e pause contenute in ciascun segmento temporale).

2. Nelle scene di musica dell’Antico Egitto, si rappresenta il battito del piede [come sotto indicato, all’estrema destra] come metodo per tenere il tempo.

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3. In molte rappresentazioni musicali negli edifici dell’Antico Egitto, i musicisti sono accompagnati da una persona che applaude, o che usa le nacchere, per tenere i musicisti al tempo.

4. Per regolare il tempo, gli Egizi utilizzavano/utilizzano i modelli ritmici di piccoli tamburi a mano, il tamburo a calice (tabla/darabouka), il tamburo a cornice (riqq o tar) o la coppia di timpani (naqqara).

 

5. Le pratiche egiziane tradizionali consistevano di due tipi di battiti congiunti – silenzioso e acustico:

• Nell’Antico Egitto, i gesti silenziosi erano usati in vari modi, dando segnali come: sollevare l’avambraccio, tendere il palmo verso l’alto o verso il basso, allungare o piegare a metà le dita; tenere una mano verso l’esterno con il pollice e l’indice che formano un cerchio e le altre dita unite, mentre l’altra mano è posta sull’orecchio o sul ginocchio in una posizione rilassata, con il palmo verso l’alto o verso il basso. Il pollice può essere alzato o piegato contro l’indice.

Alcuni esempi di battito del tempo, come mostrato

nelle tombe di Saqqara risalenti all’Antico Regno.

 

Nell’eseguire questi movimenti, le mani si alternavano da membro a membro tra la mano destra, la mano sinistra ed entrambe le mani.

Anche le dita si alternavano. Nel tempo doppio, le quattro parti di un periodo erano indicate puntando prima con il mignolo e successivamente aggiungendo l’anulare, il medio e l’indice.

 

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• Si producevano inoltre battiti udibili schioccando le dita, battendo (per esempio la coscia) con la mano destra o sinistra, oppure con entrambe le mani.

Nella tomba di Amenemhat a Luxor (Tebe), risalente al 1500 p.e.v. circa, è raffigurata una direttrice d’orchestra in piedi, rivolta verso i musicisti, mentre batte il tempo con il tacco destro e schiocca sia i pollici che gli indici.

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[Estratti dal Strumenti musicali egizi di Moustafa Gadalla]

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