Numerologia Del Processo Creativo

Numerologia Del Processo Di Creazione

 

1.TUTTO È NUMERO – IL MISTICISMO DEI NUMERI

Gli antichi Egizi avevano un sistema ben ordinato e scientifico per osservare la realtà. La scienza moderna si basa sull’osservazione di ogni cosa nello stato di morte (inanimata). Nei nostri studi scientifici, le formule fisiche moderne escludono quasi sempre i fenomeni vitali attraverso l’analisi statistica. Per gli antichi Egizi e i Baladi l’universo – in tutto e in parte – è animato.

Nel mondo animato dell’Antico Egitto, i numeri non designavano semplicemente delle quantità, ma venivano invece considerati definizioni concrete dei principi formativi ed energetici della natura. Gli Egizi chiamarono questi principi energetici Neteru (dei, dee).

Per gli Egizi, i numeri non erano solo pari e dispari, ma maschili e femminili. Ogni parte dell’universo era/è maschio o femmina. Il neutro non era contemplato. A differenza, per esempio dell’inglese, che prevede i pronomi lui, lei o esso, in Egitto si utilizzava solo lui o lei.

Gli Egizi manifestarono la loro conoscenza del misticismo dei numeri in tutti gli aspetti della loro vita.

È decisamente evidente che gli Egizi possedessero questa conoscenza. Eccone alcuni esempi:

1 – Nell’Antico Egitto il concetto dei numeri animati fu efficacemente esposto da Plutarco, nel quinto volume dei Moralia, che così descrisse il triangolo 3:4:5:

«L’altezza, allora, può essere assomigliata al maschio, la base alla femmina, e l’ipotenusa al figlio di entrambi; e così Osiride può esser riguardato come l’origine, Iside come il ricettacolo, Horos come il risultato perfetto. Tre è il numero impari e perfetto; il quattro è un quadrato la cui base è il primo pari, due; il cinque è in qualche modo simile al padre e in qualche modo simile alla madre, composto com’è dal tre e dal due; di più ‘panta’ (tutte le cose) è derivato da ‘pente’ (cinque); ed essi esprimono il ‘calcolare’ attraverso il ‘contare per cinque elevato al quadratoIl cinque elevato al quadrato dà precisamente il numero delle lettere dell’alfabeto egiziano».

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La vitalità e le interazioni tra questi numeri mostrano come essi siano maschio e femmina, attivo e passivo, verticale e orizzontale ecc.

2 – Quando scrisse tre è il numero impari e perfetto Plutarco sottolineava che, secondo gli Egizi, Uno non era un numero (dispari). Per gli Egizi, uno non era un numero, ma l’essenza del principio sottostante del numero essendo tutti gli altri numeri composti da esso. L’Uno rappresenta l’Unità: l’Assoluto in quanto energia non polarizzata. Uno, non è né pari né dispari, ma entrambi, perché se viene sommato a un numero dispari produce un numero pari, e viceversa. In questo modo unisce pari e dispari, e tutti gli altri opposti dell’universo. L’Unità è una consapevolezza perfetta, eterna, indifferenziata.

3 – All’inizio del papiro dell’Antico Egitto conosciuto come Papiro di Rhind, e detto “matematico” (1848-1801 p.e.v.), si legge:

«Regole per scrutare la natura e per conoscere tutto ciò che esiste, ogni mistero, ogni segreto».

L’intento è molto chiaro: gli antichi Egizi credettero e stabilirono che le regole dei numeri e delle loro interazioni (ovvero la matematica) fossero la base di “tutto ciò che esiste”.

4 – Il metodo di calcolo degli antichi Egizi aveva un rapporto diretto tanto con i processi naturali quanto con quelli metafisici. Anche il linguaggio utilizzato nei papiri egizi serve a promuovere questo senso di vitalità, di interazioni viventi. Un ottimo esempio per comprendere quanto affermato lo troviamo nel Problema n. 38 del Papiro egizio di Rhind, detto “matematico”, in cui si legge:

«Entro tre volte nella misura hekat (un bushel, l’unità di misura del volume), un settimo di me mi viene aggiunto, e torno molto soddisfatto».

5 – Il famoso inno del Papiro di Leida J350 conferma che il simbolismo numerico fu praticato in Egitto come minimo a partire dall’Antico Regno (2575-2150 p.e.v.). Il Papiro di Leida è composto da una vasta sezione che descrive i principali aspetti degli antichi racconti della creazione. Nel papiro, il sistema di numerazione identifica il principio/aspetto della creazione e collega ognuno con il proprio numero simbolico.

Questo papiro egiziano è composto da 27 stanze, numerate dall’1 al 9, poi dal 10 al 90 in decine, e infine dal 100 al 900 in centinaia. Se ne sono conservate solo 21. La prima parola di ciascuna stanza è una sorta di gioco di parole sul numero in questione.

Tratteremo alcune parti del Papiro di Leida nei capitoli seguenti, insieme al concetto di misticismo/valutazione dei numeri. Un’analisi completa del tema è tuttavia disponibile in Egyptian Alphabetical Letters of Creation Cycle di Moustafa Gadalla.

6 – L’antico nome egiziano del più grande tempio d’Egitto, ossia il complesso templare di Karnak, è Apet-sut, che significa Enumeratore dei luoghi. Il nome parla da sé. Questo tempio, iniziato nel Medio Regno nel 1971 p.e.v. circa, fu soggetto a continue aggiunte per i successivi 1.500 anni. In questo tempio, la progettazione e la numerazione sono coerenti con la creazione dei codici numerici.

Il concetto egiziano del simbolismo numerico fu successivamente diffuso in Occidente da e attraverso Pitagora (580-500 p.e.v. circa), formatosi in Egitto. È un fatto noto che Pitagora studiò per quasi vent’anni in questo Paese.

Pitagora e i suoi immediati seguaci non lasciarono alcun testo scritto di loro pugno. Eppure, gli accademici occidentali attribuirono a Pitagora e ai cosiddetti pitagorici una lista infinita di importanti risultati, per i quali diedero loro pieno merito sulla fiducia.

Si dice che Pitagora e i suoi seguaci consideravano i numeri come concetti divini, idee di un Dio creatore di un universo infinitamente vario e in ordine soddisfacente, riconducendolo a un modello numerico.

Gli stessi principi furono esposti più di tredici secoli prima della nascita di Pitagora, nel titolo del Papiro egizio di Rhind, che prometteva:

«Regole per scrutare la natura e per conoscere tutto ciò che esiste, ogni mistero, ogni segreto».

Alcuni numeri e il loro significato simbolico verranno descritti brevemente nei capitoli che seguono.

 

2. LA PROGRESSIONE NATURALE – LA SEQUENZA ORDINATA DEL CICLO DELLA CREAZIONE

La creazione è la risoluzione (mediante definizione/ordinamento) di tutto il caos (energia/materia indifferenziata e consapevolezza) dello stato primordiale. Tutte le testimonianze dell’Antico Egitto sulla creazione lo spiegano con passaggi ben definiti e chiaramente delineati. La prima fase della creazione veniva rappresentata dagli Egizi come Atam/Atum/Atem che emergeva da Nu/Ny/Nun – la zuppa di neutroni.

Nei testi dell’Antico Egitto si riscontra frequentemente come uno stato dell’esistenza si sviluppi, o meglio, si evolva in quello successivo. E si riscontra sempre che due stati consecutivi qualsiasi sono l’immagine l’uno dell’altro. Ciò non è solo scientificamente corretto, ma è anche regolare, naturale e poetico. Gli Egizi erano noti per scrivere di temi scientifici e filosofici in forma poetica.

I numeri si conformano alla disposizione delle cose naturali, perché la maggior parte delle cose naturali sono state conferite ordinatamente dal Creatore. I numeri non sono né astrazioni, né entità a sé stanti. I numeri sono i nomi applicati alle funzioni e ai principi su cui l’universo viene creato e mantenuto.

 

3. IL NUMERO UNIVERSALE DUE – ISIDE, IL PRINCIPIO FEMMINILE

Abbiamo visto come una creazione ordinata – sotto forma di Atum, Il Completo – emerse dallo stato caotico pre-creativo del Nun – il nulla.

Abbiamo anche visto come uno stato di esistenza si sviluppa o si evolve in un altro stato di esistenza, e come due fasi consecutive siano l’immagine una dell’altra. Nun e Atum sono ognuno l’immagine dell’altro, come i numeri 0 e 1 – 0 è il niente, il nulla, mentre 1 significa il tutto.

La prima cosa sviluppatasi dalla luce dell’unità del Completo è stata la forza della Ragione Attiva, poiché Egli ha fatto in modo che da uno sorgessero due, per ripetizione.

Questo pensiero della ragione attiva divina è la prima “cosa” da cui l’esistenza può progredire in forma di atto, frutto e immagine del primo: Atum. La capacità di concepire, sia mentalmente che fisicamente, aveva la sua rappresentazione naturale nel fatto che il principio femminile, Iside, fosse il lato femminile dell’unità di Atum. Il concetto è stato confermato chiaramente dai testi di Plutarco, che nei suoi Moralia, Volume V, scrisse:

«…per il fatto ch’essa, in virtù della ragione, volge e rivolge a se stessa, accogliendo ogni tipo di forma e d’idea».

È con Iside, questa mente-divina, intelletto-divino o principio intellettivo divino, che inizia l’esistenza della pluralità o della complessità, ovvero della molteplicità.

Il rapporto tra il maestro dell’universo, Il Completo, e la madre della creazione è descritto al meglio in termini musicali. Il rapporto tra Atum, Il Completo, e la sua immagine femminile (cioè Iside) è come il rapporto tra il suono di una nota e la sua ottava. Prendiamo una corda di una certa lunghezza come unità. Facendola vibrare, essa produce un suono. Fermiamo la corda a metà e facciamola vibrare. La frequenza delle vibrazioni prodotte è doppia rispetto a quelle prodotte dall’intera corda, e il tono si alza di un’ottava. La lunghezza della corda è stata divisa per due, e il numero delle vibrazioni al secondo risulta moltiplicato per due: come se una metà (1:2) avesse creato il suo opposto speculare (2:1), 2/1. Questa relazione armonica è rappresentata da Atum e Iside.

Il numero di Iside è il 2, che simboleggia il potere della molteplicità, la femmina mutevole, ricettacolo, orizzontale, ovvero la base di tutto. Nella concezione dell’Antico Egitto, Iside come numero 2 è l’immagine del primo principio, l’intelletto divino.

Il rapporto tra l’intelletto e Atum il Completo è come il rapporto tra la luce solare e il suo emittente, il sole. I testi dell’Antico Egitto descrivono Iside come lo splendore solare divino, poiché è definita:

La figlia del Signore universale.
Il Ra femminile.
La Dispensatrice di luce nel cielo con Ra.

Iside è anche l’energia emanata dal Completo. Come principio femminile universale, lei sola può concepire e procreare l’universo creato.

In altre parole, Iside è l’immagine dell’impulso creativo cosmico, racchiuso nel termine Ra. Così, quando si parla di Ra, i testi dell’Antico Egitto affermano:

«Tu sei i corpi di Iside».

This implies that Re, the creative energy, appears also in the different aspects of the cosmic female principle Isis. As such, Isis is recognized as:

Ciò implica che Ra, l’energia creativa, appare anche nei diversi aspetti del principio cosmico femminile Iside. Pertanto, Iside è riconosciuta come:

Il Ra femminile.
La Signora dell’inizio dei tempi.
Il prototipo di tutti gli esseri.
Il più grande dei Neteru [ovvero le forze divine].
La regina di tutti i Neteru.

Nei testi dell’Antico Egitto Iside viene considerata la Dea-Madre.

Quant’è amorevole Iside, la nostra Dea-Madre. Lei, il principio femminile, è la matrice dell’universo creato. Matrice come termine materno, mater-x.

A livello intellettuale, il primo pensiero è quello di elaborare un piano ordinato. Gli antichi Egizi evidenziavano la natura ordinata e armonica del processo della creazione attraverso Maat, che rappresentava l’ordine divino e l’armonia. Maat è una delle manifestazioni del principio femminile: Iside.

Così il papiro dell’Antico Egitto noto come Papiro Bremner-Rhind ci spiega qual è il piano.

«Posi le fondamenta col mio solo cuore; apparvero molte manifestazioni di esseri divini come manifestazione dei figli e dei loro figli».

Il primo passo per dare inizio alla creazione fu quello di concepire il concetto di multipli (esseri divini) al di fuori dell’Uno. La Dea-Madre Iside concepì il piano, in senso metafisico o intellettuale, nel suo amorevole cuore. Questo è allo stesso tempo eloquente e poetico, perché il cuore era/è considerato un simbolo delle percezioni intellettuali, della consapevolezza e del coraggio morale. Iside, in quanto tale, è anche identificata come il Cuore Possente.

È proprio notevole che la Divina Madre Iside, che è il grembo dell’universo, sia anche colei che concepì il piano della creazione e che ne fa nascere le parti, ovvero i suoi figli e i loro figli.

Il sistema della creazione, trattato nei testi dell’Antico Egitto, è un sistema di necessaria emanazione, processione o irradiazione, accompagnato dalla necessaria aspirazione o ritorno all’origine: tutte le forme e le fasi dell’esistenza scaturiscono dalla divinità e ambiscono a tornarvi e rimanerci.

 

4. IL NUMERO UNIVERSALE TRE – OSIRIDE, IL PRINCIPIO MASCHILE

Ora, con il piano della creazione concepito nella ragione divina, il successivo passo logico è quello di portarlo in vita. Perciò Iside – il Pensiero Divino – genera una forza adatta alla realizzazione del suo Pensiero. Il proposito di portare in vita o di animare il piano della creazione è perseguito dall’anima del tutto o Anima universale del Tutto. Nell’Antico Egitto l’anima universale era rappresentata da Osiride – il terzo nel processo della creazione, attraverso il quale veniva comunicato il numero 3. Osiride è l’eterna emanazione e immagine della seconda ipostasi, il Principio Intellettuale.

Ogni fase della creazione tende a generare un’immagine di se stessa e tende anche a ricongiungersi con quella immediatamente superiore, di cui costituisce un’ombra o una manifestazione inferiore. Iside è quindi un’immagine del primo principio e la sua ombra è Osiride. Davvero illuminante!

Nella sequenza ordinata della creazione, è stato il principio femminile Iside che, dopo aver concepito il disegno, gli ha dato la vita. Come tale, Iside è chiamata:

Iside, Dispensatrice di vita.
Iside, la Signora della Vita.
Iside, Donatrice di vita.
Iside, dimorante in Neteru.

 

5. LA TRINITÀ E LA DUALITÀ UNIVERSALI

Come abbiamo visto, ci vogliono tre componenti per creare e portare qualcosa in vita. Quindi, il prototipo della generazione comprende tre elementi della Trinità del Creatore, che in estrema sintesi sono i seguenti.

Il primo è l’Uno, o Primo Esistente, che gli Egizi chiamavano Atum – il Completo, l’Uno che è il tutto.

Il secondo è il principio femminile chiamato Iside che contiene la Mente Divina, o Primo Pensatore e Pensiero, il luogo del concepimento fisico e metafisico – il grembo materno, la dimora, l’intero universo.

Il terzo è il principio maschile, animato, movimentato, dinamico, energico chiamato Osiride, noto come Anima Universale.

Gli antichi Egizi riconoscevano l’importanza della trinità nel processo della creazione. Per questo i testi dell’Antico Egitto rappresentavano la trinità come un’unità indicata dal pronome singolare: essa è il Tre, che sono Due, che sono Uno.

La Triade è la divinità, ed è divina. È l’espressione dell’energia che fuoriesce dalla divinità. Ciò viene espresso chiaramente nel Papiro Bremner-Rhind:

«Io ero prima dei Due Prima che io ho creato,
perché avevo la priorità sui Due Prima che io ho creato,
poiché il mio nome era prima del loro,
avendoli creati prima di loro».

Il testo egizio ci mostra che l’Unità, prendendo coscienza di se stessa, crea energia polarizzata: due nuovi elementi, ciascuno dei quali condivide la natura dell’Uno e dell’Altro. In altre parole, ogni principio femminile e maschile partecipa dell’altro.

A livello intellettuale, il principio femminile è al tempo stesso passivo e attivo, poiché Iside concepisce il progetto in modalità passiva, poi gli concede la vita, riflettendo la sua attività come estensione della passività. Quindi, l’intelletto e l’anima del mondo si trovano in relazione con l’intelletto attivo e passivo.

L’intelletto è quello che è, sempre lo stesso, situato in un’attività statica. Si tratta di un attributo femminile. Il movimento verso e intorno a esso è opera dell’anima, che procede dall’intelletto all’anima e che rende quest’ultima intellettiva, senza creare un altro stato naturale tra intelletto e anima.

E per quanto concerne l’anima, Iside è quella passiva e Osiride quella attiva.

Ancora una volta, troviamo che il processo della creazione si basa su una fase che è sia la progressione naturale che l’immagine della fase seguente, e viceversa. Il passaggio da attivo-passivo a passivo-attivo è, per così dire, la reazione a catena della creazione.

Il tempo viene presentato come la “vita” dell’anima, diversamente dall’eternità, che è il modo di esistere dell’intelletto. Tuttavia, l’anima è un’entità che si estende su diversi livelli di realtà e, talvolta, ne troviamo l’aspetto più alto, come minimo, in gran parte assimilato all’intelletto.

La relazione tra anima e intelletto è simile a quella tra la luce della luna e la luce del sole. Proprio come quando la luna diventa piena, grazie alla luce del sole, e la sua luce diventa un’imitazione di quella solare, nello stesso modo, quando l’anima riceve l’effusione dall’intelletto, le sue virtù diventano perfette e le sue azioni imitano quelle dell’intelletto. Quando le sue virtù diventano perfette, allora essa conosce la sua essenza o il suo sé e la consistenza della sua sostanza.

Le forze congiunte della mente divina e dell’anima divina rendono possibile la creazione del mondo naturale. Iside, in quanto principio intellettuale divino, possiede due atti: quello della contemplazione verso l’alto dell’Uno, e quello della “generazione” verso il basso, rivolto all’anima universale. Allo stesso modo, l’anima del tutto possiede due atti: nello stesso momento contempla il principio intellettuale e “genera” nella bontà della propria perfezione l’anima generativa che guarda alla natura, il cui ruolo è concepire o modellare l’universo materiale, inferiore, sul modello dei pensieri divini, le “idee” previste all’interno della mente divina. L’anima del tutto è la causa mobile del movimento e della forma, dell’universo materiale o avvertibile attraverso i sensi, che è un Atto e un’emanazione dell’anima, la sua immagine e la sua “ombra”.

Grazie alla forza combinata delle energie maschili e femminili, il progetto della creazione può prendere vita.

 

6. IL NUMERO UNIVERSALE CINQUE – HORUS, IL FENOMENO

Il due simboleggia il potere della molteplicità, il ricettacolo femminile e mutevole, mentre il tre simboleggia il maschio. Questa era la musica delle sfere – le armonie universali che risuonano tra i due simboli primari maschile e femminile di Iside e Osiride, il cui matrimonio divino generò il bambino Horus (il numero cinque).

Tutti i fenomeni, senza eccezione, sono polari in natura e triplici nel principio. Pertanto, il cinque è la chiave per comprendere l’universo manifesto, che Plutarco spiegò così nel contesto egizio:

«…di più ‘panta’ (tutte le cose) è derivato da ‘pente’ (cinque)…».

Il significato e il ruolo del numero cinque nell’Antico Egitto erano indicati dal modo in cui questo veniva scritto, cioè con due I I sopra tre I I I (o, talvolta, con una stella a cinque punte). In altre parole, il numero cinque (il figlio – Horus) è il risultato del rapporto tra il numero due (la madre – Iside) e il numero tre (il padre – Osiride).

 

7. LA SEQUENZA NUMERICA DELLA CREAZIONE 2, 3, 5… LA SERIE SOMMATORIA

La sequenza della creazione numerica di Iside, seguita da Osiride, seguita da Horus è 2, 3, 5…

Si tratta di una serie progressiva, in cui si inizia con i due numeri primi nel sistema dell’Antico Egitto, vale a dire 2 e 3. Poi si aggiunge il loro totale al numero precedente, e così via: ogni cifra è la somma delle due precedenti. La serie sarebbe quindi:

2
3
5 (3+2)
8 (5+3)
13 (8+5)
21 (13+8)
34 (21+13)
55 (34+21)
89, 144, 233, 377, 610, . . .

La serie sommatoria si ritrova in tutti gli aspetti della natura. Il numero dei semi in un girasole, i petali di un qualsiasi fiore, la disposizione delle pigne, lo sviluppo della conchiglia del nautilo e così via, seguono tutti lo schema di queste serie.

[Per ulteriori informazioni sulla serie sommatoria e sul suo uso nell’Antico Egitto per almeno 4.500 anni, si veda L’architettura metafisica dell’Antico Egitto di Moustafa Gadalla.]

 

[Un estratto dalla Cosmologia egizia: l’universo animato, terza edizione di Moustafa Gadalla]

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